sabato 12 agosto 2017

La Torre Nera


"L'uomo in nero non fuggì nel deserto e il pistolero vagò a vuoto"

Scritta tra il 1982 e il 2004, la serie di romanzi de La Torre Nera è l'opera magna dello scrittore Stephen King, non semplicemente per la mole (7 volumi + 1, per un ammontare di pagine che supera la soglia delle quattromila) ma perché rappresenta a conti fatti il manifesto della sua attività da romanziere, una vera e propria dichiarazione di stile e intenti. Dichiaratamente figlia (è lo stesso autore che lo spiega nella prefazione delle versione riveduta e corretta dei primi quattro romanzi) dell'amore per il fantasy di J.R.R. Tolkien (Il Signore degli Anelli in primis) e degli spaghetti wester di Sergio Leone (Roland non è altro che una copia personalizzata de l'Uomo senza nome interpretato da Clint Eastwood ne La Trilogia del Dollaro), questa saga è il punto in cui si interseca l'intera opera narrativa di King (attraverso citazioni, richiami, personaggi e situazioni ricorrenti) andando così a creare un vero e proprio universo. Potrei trascorrere giorni interi a praticare pompini verbali a King, alla sua produzione decennale ed a quest'opera in particolare (non la migliore, non la più bella ma la più suggestiva) entrata di prepotenza nel mio immaginario durante l'adolescenza.
La voce che il sistema hollywoodiano fosse intenzionato a trasformare questa saga in una serie di film cominciò a circolare nel 2007, quando sull'opera dello scrittore del Maine puntarono l'attenzione J.J. Abrams e Damon Lindelof (che all'epoca risplendevano ancora del successo di Lost), i quali ottennero, tramite un accordo con King, i diritti di sfruttamento dell'opera per un periodo circoscritto a tra anni (versando una simbolica quota di 19 dollari). I due erano intenzionati a produrre 7 film, uno per ogni capitolo (era il periodo nel quale Harry Potter stava dimostrando che costruire una saga cinematografica così lunga e articolata, senza perdere spettatori per strada ma anzi conquistandone durante il tragitto, e guadagnare valanghe di soldi al box office, era possibile), ma per ostacoli creativi dovuti alla difficoltà di mettere in scena un'opera così particolare e per svariati impegni il progetto venne abbandonato. Nel 2010 i diritti furono acquistati per 5 milioni di dollari dalla Universal decisa a mettere al timone del progetto Ron Howard (ovviamente per la regia) ed Akiva Goldsman (con l'aiuto di Jeff Pinker, alla stesura). Qui si concordò un piano diverso, ovvero si sarebbero dovute produrre tre pellicole cinematografiche e due stagioni televisive (che sarebbero state trasmesse sulla NBC), sebbene il modo in cui tale sistema si sarebbe sviluppato non venne mai approfondito. Anche qui sopraggiunsero difficoltà creative che provocarono una (e si amplificarono per via della) drastica riduzione di budget, che riportarono il progetto in cella frigorifera in breve tempo. Nel 2012 fu la Warner Bros, attraverso il suo ramo televisivo che è la HBO, a interessarsi alla cosa, con l'intenzione di sviluppare un serial televisivo sulle gesta del pistolero, ma l'avere già in cantiere l'adattamento de L'Ombra dello Scorpione e il prequel di Shining (progetti che a quanto pare sono svaniti nel nulla) portò ad un rapido dietro-front. Quando tutto sembrava perduto, ovvero nei primi mesi del 2015, la Media Rights Capital (che si è occupata in autonomia dello sviluppo del progetto) e la Sony Pictures (che ha sganciato il cash) annunciarono la collaborazione che ha poi portato, questo mese, nelle sale il lungometraggio La Torre Nera (The Dark Tower in originale), diretto dal danese Nikolaj Arcel (autore di Royal Affair, film del 2012 candidato all'Oscar come miglior film straniero) e scritto Anders Thomas Jensen (che ha rimaneggiato lo script di Goldsman e Pinker).
Quindi per due anni si sono susseguite domande, timori, perplessità. Perché questa saga (come lascia intuire il pippone qui sopra) non è certo la roba più semplice da trasporre. Nel 2007 la Marvel Comics avviò la pubblicazione di una serie a fumetti (per meglio dire una lunga sequenza di miniserie), titolata La Torre Nera, che riproponeva (e sotto tanti aspetti modificava e ampliava) quanto raccontato nei romanzi. Se dal punto di vista grafico si rivelò molto interessante (fantastici i disegni di Jae Lee, supportato da Richard Iscove) per quanto concerneva quello narrativo (Peter David alla sceneggiatura, Robin Furth al soggetto, sotto la supervisione di Stephen King) tutto risultava freddo e statico. La storia avanzava a singhiozzo (trascinandosi come un mutilato afflitto da paralisi) e quando Jae Lee abbandonò (non so perché) la serie decisi che era giunto il momento di smettere di seguirla.
Sono fermamente convinto che sia fondamentale per lo spettatore separare nettamente la fonte originale dall'opera cinematografica, anche se in questo caso risulta difficoltoso poiché il film è stato venduto dal banditore come un seguito diretto della saga letteraria. Entro in sala e fingo di non aver mai letto La Torre NeraCosa mi sono trovato di fronte? Un lungometraggio (la cui durata si attesta sui 95 primi) che infarcisce ogni scena di concetti ed elementi narrativi nuovi (questo è figlio dell'aver pescato senza criterio da tutti i capitoli della saga) i quali, più che sommarsi, si accumulano trasformandosi in una zavorra che impedisce al film di seguire una rotta precisa. Qual è realmente la trama? La storia di Jake Chambers (interpretato da Tom Taylor), adolescente newyorkese che cerca di raggiungere il mondo che gli appare durante i sogni? Oppure è la vicenda del pistolero Roland Deschain (un Idris Elba poco convincente e ancor meno carismatico) che vuole vendicarsi dell'Uomo in nero (Matthew McConaughey bravo ma che sbatte il muso contro lo script)? Forse è la missione di Roland di impedire che la Torre, il fulcro che protegge i diversi mondi, crolli definitivamente? L'impressione è che Arcel abbia tentato di raccontare più di quanto il minutaggio a disposizione gli concedesse, andando a scapito dell'approfondimento di situazioni e personaggi e della possibilità di consentire allo spettatore di metabolizzarli. E' una tecnica da episodio pilota di una serie televisiva, non narrazione cinematografica. Fortunatamente reggono bene i momenti di alleggerimento piazzati a metà della pellicola (quando Roland e Jake passano dal Medio-Mondo al Mondo-Cardine). Registicamente (escludendo una leggera confusione nelle sequenza di azione) il film risulta ben strutturato, sebbene privo di una propria impronta; con l'ausilio della fotografia di Rasmus Videbæk si riesce a delineare un distinguo visivo netto tra i due mondi mantenendo al contempo una certa uniformità stilistica. Non sempre invece risultano ben inseriti i reshoot che la pellicola ha dovuto subire. The Dark Tower è nel complesso un prodotto mediocre di cui ci si può accontentare se si è privi di aspettative, che rispecchia lo standard da film estivo per ragazzi, fruibile senza problemi ma facilmente dimenticabile. Non c'è pathos, non c'è epica, non c'è mito.
Se mi pongo invece come un amante della saga e non come semplice spettatore, le questioni che mi arrovellano sono due. La prima è che non riesco a immaginare, considerata la direzione della storia in questo film e tenuto conto del finale, come il racconto possa proseguire in eventuali capitoli successivi (perché questa è l'intenzione della Sony e lo è sempre stata). L'ipotesi che più mi appare plausibile è che si abbandoni quasi del tutto quanto scritto nei libri e che quindi la Torre smetta di essere il cuore della racconto. Il secondo punto è: perché prendere una saga che vive di personaggi controversi, situazioni contorte, ambientazioni suggestive, mitologia immensa e sottintesa, che avanza su toni crudi, spesso violenti e viscerali, e tirarne fuori un film per ragazzini, che segue la scia dei film fantastici adolescenziali degli anni '80-'90? Se l'intento era questo non si poteva puntare su qualche altra saga letteraria che rispondesse meglio a tali requisiti? Se i produttori puntavano a riproporre cinematograficamente l'universo narrativo che King ha creato con i suoi romanzi, La Torre Nera potrebbe a tutti gli effetti rappresentare l'inizio e la conclusione di questo progetto.

3 commenti:

  1. Quoto ogni singola parola. L'adolescente che è in me è abbastanza arrabbiato...

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    1. Diciamo che l'adolescente che è in me in questo adattamento non ci ha mai davvero creduto, quindi ha l'anima in pace.

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    2. Io invece fino a una certa nutritivo grandi speranze...

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